I Vitigni

Dalla tradizione salentina ai moderni processi produttivi 

I vitigni

I vini Cantina Sampietrana sono il frutto di attenti processi di trasformazione delle varietà di uve autoctone “Negroamaro, Primitivo e Malvasia“.

Tra gli uvaggi utilizzati ci sono anche l’antico Susumaniello, i tradizionali Aglianico, Montepulciano e Lambrusco, così come gli internazionali Merlot, Syrah, Chardonnay, Fiano e Verdeca.

 

Primitivo

Malvasia

Negroamaro

Primitivo

Il Primitivo, coltivato con la caratteristica forma ad alberello, è un vitigno a bacca rossa, abbastanza delicato e non semplice da coltivare, che soffre la siccità troppo prolungata e l’eccesso di umidità, oltre alle gelate primaverili.

Nell’alto Salento ha trovato un habitat pressoché perfetto per crescere correttamente e produrre uve sane e di qualità eccellente per la vinificazione.

Si caratterizza per una grande quantità di zucchero contenuta negli acini – sferici e di  dimensioni medie, dalla buccia di colore bluastro e ricca di pruina – necessari per produrre vini con un titolo alcolometrico elevato. Questa peculiarità è abbinata a un rilevante contenuto di antociani nelle bucce, sostanze che conferiscono colore.

Nelle versioni più giovani, il colore è rubino con netti riflessi violacei, quasi sempre cupo e poco trasparente; questo aspetto diventa più marcato nel caso di invecchiamento in legno, procedimento che inoltre vira la tonalità cromatica verso il granato.

Malvasia

La Malvasia nera di Brindisi ha grappolo mediamente compatto, medio nella dimensione, conico senza ali; ha acini di dimensione media, di forma Sferoidale, con buccia sottile, pruinosa e di colore blu-nera.

Il vino che si ottiene è di colore rosso rubino con riflessi violacei.

Al palato è caldo, fruttato, con lieve componente di aromaticità, non troppo marcata, ma sufficiente per catalogarla tra le Malvasie aromatiche.

Può dare un vino secco di grande carattere e, affiancato in uvaggio ad altri vitigni, contribuisce ad arrotondare le caratteristiche stemperandone la spigolosità tant’è che risulta essere menzionato nel disciplinare di molte denominazioni di origine.

Negroamaro

Il Negroamaro, conosciuto anche come Negramaro, deve il suo nome alle sue caratteristiche principali: il colore quasi nero dei suoi vini e un retrogusto amarognolo.

Ha grappoli di media grandezza di forma conica, con densità serrate, di corte dimensioni e senza ali. Gli acini sono grandi, molto pruinosi e dalle spesse bucce nere con venature violette.

Di forma ovale, le bacche sono molto coriacee. La produttività è molto elevata e deve essere limitata con potature drastiche e sistemi d’allevamento adatti, poco espansi.

Si coltiva ad alberello per le vinificazioni di qualità, ma anche con la controspalliera riesce a dare ottimi frutti.

Il calcare, di cui è composta la maggioranza del suolo della Puglia, è molto gradito al vitigno, che in questo terreno esalta le sue qualità. Per sopperire alla siccità, il vitigno gradisce anche una buona presenza di argilla che riesce a trattenere l’acqua che scorre nel sottosuolo.

Il Negroamaro in purezza fornisce vini dal caratteristico colore rosso rubino tendente al granato, più intenso nella tipologia riserva, con una gamma olfattiva tipica del vino di razza, con forte presenza di fiori scuri e frutti di bosco mentre in bocca si mostra pieno, armonico e intenso.

È particolarmente vocato per lavorazioni in “rosato” dove emergono spezie di buona fattura, profumi di frutta (lamponi – melograno) e tocchi floreali di rosa speziata dalla cannella. Il Negroamaro offre attualmente i migliori vini rosé della penisola.

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