Il Fiano nel Salento è un'affascinante scommessa territoriale.
Sebbene sia originario della Campania (come il celebre Fiano di Avellino DOCG), in Puglia ha radici storiche profonde, introdotto probabilmente nel XIII secolo da Carlo II d'Angiò.La sua coltivazione nel Salento (province di Lecce, Brindisi e Taranto) regala un vino unico, plasmato da un clima caldo e ventilato e da terreni calcarei e argillosi.
Ecco cosa c'è da sapere per apprezzarlo al meglio:
Stile e profilo aromatico: Rispetto alle versioni irpine, il Fiano salentino è più solare e immediato. Esprime aromi intensi di frutta tropicale (ananas, banana), agrumi e fiori bianchi. Al palato è morbido, caldo, con una spiccata sapidità che ricorda la vicinanza del mare.
Denominazioni locali: Spesso lo troverai etichettato come Salento IGP o all'interno della Terra d'Otranto DOC (dove deve essere presente per almeno il 90%), che prevede anche intriganti versioni spumantizzate.
Tecniche di cantina: Per preservare la freschezza e l'acidità naturale, le uve vengono spesso raccolte di notte e vinificate in acciaio a temperatura controllata.
Abbinamenti perfetti: Ottimo come aperitivo, si sposa magnificamente con la cucina di mare locale: frittura di paranza, cozze crude o gratinate, e primi piatti a base di pesce e verdure tipiche.
Una curiosità da non confondere: Fiano e Minutolo.
In Puglia, e in particolare nella vicina Valle d'Itria, il termine "Fiano" è stato storicamente associato al Fiano Minutolo (o semplicemente Minutolo). Sebbene a lungo considerati la stessa uva, sono in realtà due vitigni differenti: il Fiano classico (quello del Salento di cui abbiamo parlato) è un'uva neutra che acquista aromi in cantina; il Minutolo è un vitigno aromatico che esplode al naso con sentori di gelsomino e agrumi, simile al Moscato o al Traminer.
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